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Alberto Zoppi

Pensieri

La versione plausibile

Pistoia, maggio 2026


C’è una versione di te che esiste solo nella tua testa. Più capace di quella reale, più determinata, più intera. La chiami in modi diversi — progetto, sogno, cosa che farò quando sarò pronto. Ma è sempre lì.

Il problema è che tenerla viva costa. Non il fallimento — quello è sopportabile, ha una forma precisa, finisce. Costa l’incertezza quotidiana. Costa fare qualcosa ogni giorno verso una direzione che potrebbe non portare da nessuna parte. Costa continuare a crederci mentre tutto intorno ti segnala che forse stai sbagliando i conti su te stesso.


La cosa strana dell’ambizione è il modo in cui viene trattata socialmente. Da lontano viene celebrata. “Segui i tuoi sogni”, “non mollare”, tutta la retorica che conosciamo. Ma da vicino — quando sei tu, con il nome e la faccia, che dici ad alta voce cosa vuoi diventare — l’aria cambia. Non sempre, non con tutti. Ma abbastanza spesso da notarlo.

La gente non sa cosa fare con qualcuno che crede in una versione di sé non ancora guadagnata. Ti guardano con un misto di simpatia e scetticismo. Come si guarda un bambino che dice che da grande vuole fare l’astronauta. Con affetto, ma senza prenderti davvero sul serio.


Ho capito che c’è una differenza sottile tra essere convinti di sé stessi ed essere presuntuosi. La presunzione è chiusa — crede di aver già capito tutto. La convinzione in potenza è aperta — non sa ancora come ci arriverà, ma sa dove vuole arrivare. È quella strana postura di chi tiene insieme l’umiltà del principiante e la certezza del punto d’arrivo.

E per tenerla bisogna accettare di sembrare, almeno per un po’, leggermente fuori misura rispetto a dove si è.


Il vero pericolo non è fallire. È smettere di credere prima. Smettere di credere che quella versione di te esiste davvero — e cominciare ad accontentarsi di quella che gli altri trovano plausibile.

Accettare la versione plausibile è il modo più silenzioso di rinunciare. Non si sente nessun rumore. Non ci sono macerie. Semplicemente, un giorno, quella cosa nella testa non c’è più.


Non sto dicendo che basta crederci. Non è sufficiente, e chiunque dica il contrario vi sta vendendo qualcosa.

Sto dicendo che smettere di crederci è sufficiente per non arrivare da nessuna parte.


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Alberto