
Pistoia, marzo 2026
di Christopher Nolan | 2017 | Guerra / Drammatico | 106 min.
Dunkirk non è un film di guerra nel senso tradizionale. Non ha eroi nel senso classico, non ha villain, non ha una storia d’amore come sottotrama e non ha un piano d’azione che si costruisce e si esegue. Ha solo il tempo che passa e la paura che resta. È un film sull’attesa — sull’esperienza fisica, viscerale, di essere intrappolati in un posto da cui non riesci ad andartene mentre tutto intorno a te continua a essere pericoloso.
Nolan ha girato Dunkirk come se volesse che il pubblico vivesse l’evacuazione invece di guardarla. E in larga parte ci riesce: è uno dei film di guerra più fisicamente intensi che abbia mai visto, costruito con una cura tecnica straordinaria e con una scelta narrativa coraggiosa che non tutti hanno apprezzato ma che io trovo giusta.
Maggio 1940: la spiaggia impossibile
È il maggio del 1940. Quattrocentomila soldati alleati sono intrappolati sulla spiaggia di Dunkerque, nel nord della Francia, schiacciati dalle forze tedesche contro il mare. Non c’è via di fuga via terra. L’unica possibilità è l’evacuazione via mare — l’Operazione Dynamo — che richiede navi che non ci sono in numero sufficiente, barche civili requisite dai proprietari inglesi, e un meteo che non collabora.
Nolan racconta questa storia attraverso tre linee temporali che si svolgono simultaneamente ma a velocità diverse: una settimana sulla spiaggia, un giorno in mare, un’ora in cielo. Le tre linee convergono nel finale, e fino ad allora il film gioca con il senso del tempo in modo deliberato e disorientante. È una scelta strutturale che rispecchia l’esperienza dei protagonisti: sulla spiaggia il tempo è lunghissimo e pieno di attesa; in cielo è brevissimo e pieno di decisioni istantanee.
Un film senza protagonisti, pieno di persone
La scelta più controversa di Dunkirk è quella di non avere un protagonista riconoscibile. I personaggi ci sono — Tommy (Fionn Whitehead), Mr. Dawson (Mark Rylance), il pilota Farrier (Tom Hardy) — ma non li conosciamo. Non sappiamo quasi niente di loro, non c’è un flashback che li approfondisce, non c’è un arco narrativo che li trasforma. Sono persone in una situazione estrema, e quello è tutto.
Mark Rylance, nel ruolo del civile che porta la sua barca verso Dunkerque, è la performance più silenziosa e più potente del film. Non dice quasi niente, ma in ogni scena in cui appare trasmette qualcosa che i dialoghi non avrebbero saputo trasmettere: la calma di chi ha deciso che questa cosa va fatta e la fa, senza drammatizzarla.
Tom Hardy ha il viso coperto per quasi tutto il film — una maschera di ossigeno, come in Interstellar — e recita con gli occhi e i movimenti delle mani. È una presenza fisica più che emotiva, e funziona esattamente come serve.
Harry Styles, al suo debutto cinematografico, se la cava con una naturalezza che ha sorpreso molti critici. Non è il film di Harry Styles — nessuno lo è — ma non è nemmeno il momento in cui il film inciampa a causa sua.
IMAX, pellicola e Hans Zimmer: la macchina sensoriale
Nolan ha girato Dunkirk in IMAX su pellicola 70mm — la stessa tecnologia usata per le scene più spettacolari di Interstellar. Le sequenze aeree sono state girate con Spitfire e Hurricane d’epoca, con la macchina da presa montata sull’aereo stesso. Non c’è CGI nei velivoli: quello che vedi è reale, e si sente.
La colonna sonora di Hans Zimmer è costruita attorno al “Shepard tone” — un effetto acustico che crea una sensazione di tensione crescente infinita, come una scala musicale che sale sempre senza mai sembrare di arrivare in cima. È una scelta tecnica al servizio di un effetto emotivo preciso: non vuole che tu ti rilassi mai, nemmeno per un momento. Ci riesce.
Curiosità per cinefili e appassionati
La sceneggiatura aveva 76 pagine. Una sceneggiatura standard ha tra le 90 e le 120 pagine. Quella di Dunkirk, scritta interamente da Nolan, ne aveva 76 — pochissimi dialoghi, quasi tutto visivo e fisico. Nolan ha dichiarato che voleva che il film fosse un’esperienza sensoriale più che narrativa.
Nolan era ossessionato dall’autenticità. Per le riprese in acqua, la produzione usò barche civili d’epoca, alcune delle quali avevano partecipato all’evacuazione reale del 1940. I soldati sulla spiaggia erano in larga parte comparse locali, reclutate nella zona di Dunkerque. Le divise erano repliche esatte di quelle dell’epoca, prodotte con tessuti e tecniche originali.
Lo Shepard tone è un’illusione acustica. Il suono progettato da Zimmer per la colonna sonora usa l’effetto Shepard — una serie di toni sfalsati che si sovrappongono in modo da creare la percezione di una salita infinita. È lo stesso principio del barbiere infinito in grafica: una scala che sembra sempre salire ma non arriva mai in cima. Nolan aveva già chiesto a Zimmer di incorporarlo in Interstellar.
Harry Styles fu scelto prima di sapere che era Harry Styles. Il casting director di Dunkirk ha raccontato che Harry Styles si presentò al provino senza far rumore sulla sua identità. Fu scelto per il ruolo prima che la produzione si rendesse pienamente conto di chi fosse. Nolan ha confermato che non aveva idea della sua fama musicale prima di incontrarlo.
Tom Hardy parla per meno di un minuto in tutto il film. Il personaggio di Farrier, il pilota della RAF interpretato da Tom Hardy, pronuncia dialogo per meno di sessanta secondi nell’arco di 106 minuti. È un caso cinematografico raro: una presenza centrale nel film costruita quasi interamente senza parole.
Nolan non ha usato effetti visivi per i velivoli. Tutti gli aerei in volo nelle sequenze aeree — Spitfire, Hurricane, Heinkel — erano velivoli reali. La produzione acquistò e restaurò aerei d’epoca per le riprese, montando la macchina da presa direttamente sugli scafi. Le esplosioni sull’acqua erano reali. La CGI fu usata solo per moltiplicare il numero di navi e soldati nella spiaggia.
Fu presentato alla Regina Elisabetta II. Una proiezione speciale di Dunkirk fu organizzata per la Regina Elisabetta II e il Duca di Edimburgo prima dell’uscita ufficiale. Molti dei veterani di Dunkirk ancora in vita assistettero a proiezioni speciali in tutto il Regno Unito. Alcuni dissero che il film era il più vicino a come lo avevano vissuto davvero.
Perché vale la pena vederlo
Dunkirk è il film di Nolan più distante dalla sua filmografia. Non c’è la complessità narrativa di Inception, non c’è la grandiosità cosmica di Interstellar, non c’è il villain memorabile del Cavaliere Oscuro. C’è invece qualcosa di più nudo: la guerra come esperienza fisica, senza retorica, senza la soddisfazione di un’azione eroica che si compie in modo pulito. È cinema che ti mette a disagio intenzionalmente, e che considera quel disagio il risultato più onesto che poteva produrre su questo argomento.
Vederlo in sala, con l’audio a tutto volume, era un’esperienza fisica. Vederlo a casa è comunque qualcosa. Vale la pena.
| IMDb | 7.8 / 10 |
| Rotten Tomatoes critici | 93% |
| Rotten Tomatoes pubblico | 81% |
| Metacritic | 94 / 100 |
| Il mio voto | ⭐ 8.3 / 10 |
Scheda — Regia: Christopher Nolan | Anno: 2017 | Durata: 106 min. | Cast: Fionn Whitehead, Tom Hardy, Mark Rylance, Cillian Murphy, Harry Styles, Kenneth Branagh | Musiche: Hans Zimmer | 3 Oscar (Montaggio, Sonoro, Missaggio Sonoro) | Disponibile su: Max, Prime Video
Alberto
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