Perfetti Sconosciuti

di Paolo Genovese   |   2016   |   Commedia   |   97 min


Prima impressione

C’è una cena che non dimentico. Eravamo in cinque, qualcuno aveva portato del vino buono, e a un certo punto qualcuno propose di lasciare il cellulare sul tavolo — schermo verso l’alto, volume al massimo, tutto visibile a tutti. Non era una scommessa, solo una provocazione innocente. Nessuno lo fece davvero. Ci furono risate, qualche battuta, e si cambiò discorso in fretta. Ma per qualche secondo nella stanza era calato un silenzio strano — uno di quei silenzi che valgono più di qualsiasi risposta.

Perfetti Sconosciuti gioca tutto su quel silenzio.


La storia

Roma, una sera d’estate. C’è un’eclissi di luna. Sette amici di vecchia data si ritrovano a cena a casa di Rocco ed Eva: con loro ci sono Peppe e la sua nuova fidanzata conosciuta su internet, Lele e Carlotta, Cosimo e Bianca. È il tipo di gruppo che si conosce da vent’anni, che ha condiviso tutto — o almeno così credono.

A un certo punto Eva lancia una proposta: per tutta la sera, ogni messaggio ricevuto verrà letto ad alta voce. Ogni telefonata messa in vivavoce. Il cellulare, oggetto privato per eccellenza, diventa pubblico. Una sfida che sembra innocua — siamo amici, no? Non abbiamo niente da nascondere.

Quello che segue è un domino di rivelazioni che il film gestisce con una precisione chirurgica: non si tratta solo di scoprire chi tradisce chi, ma di capire quanto poco conosciamo davvero le persone che amiamo.


Regia

Paolo Genovese non è un nome che normalmente si associa al cinema di qualità. Prima di Perfetti Sconosciuti aveva costruito una carriera solida ma prevedibile su commedie commerciali. Poi è arrivato questo film, e tutto è cambiato.

Il merito principale di Genovese è la gestione dello spazio. L’intera storia si svolge in un appartamento, in tempo quasi reale, e il regista non usa mai questa limitazione come scusa per un cinema statico. La macchina da presa si muove con intelligenza, trova sempre il punto giusto — il volto che cambia espressione, la mano che stringe il telefono, lo sguardo che evita un altro sguardo. C’è una tensione che cresce senza mai diventare artificiale, perché Genovese sa che il vero motore della storia non è il colpo di scena, ma la psicologia.

La sceneggiatura è un meccanismo a orologeria. Ogni rivelazione arriva al momento giusto, ha il peso giusto, e lascia il posto alla successiva senza mai perdere il ritmo. È il tipo di scrittura che sembra facile quando la guardi, e che invece è enormemente difficile da costruire.


Il cast

Sette attori, un appartamento, due ore. Il film non funzionerebbe senza un ensemble perfettamente calibrato, e Genovese ha la fortuna — o il merito — di avere a disposizione il meglio della commedia italiana contemporanea.

Marco Giallini è Rocco, l’anima del gruppo, quello che sembra avere tutto sotto controllo. Giallini porta quel suo solito mix di ironia e malinconia, ma qui c’è qualcosa di più fragile, di più esposto. È un’interpretazione sottile, una delle migliori della sua carriera.

Giuseppe Battiston è Peppe, il più insicuro del gruppo, quello che ha portato una ragazza conosciuta online e teme il giudizio degli amici. Battiston è bravo come sempre — la sua comicità è fisica, precisa, mai sopra le righe.

Anna Foglietta come Bianca, Edoardo Leo come Lele, Valerio Mastandrea come Cosimo: tutti e tre portano qualcosa di inaspettato ai loro personaggi. Mastandrea in particolare ha una scena — una sola, quasi silenziosa — che vale l’intero film. Alba Rohrwacher e Kasia Smutniak completano il quadro con la loro solita precisione.


Cosa resta

Il film pone una domanda semplice e devastante: siamo davvero le persone che i nostri amici credono di conoscere?

La risposta di Perfetti Sconosciuti è più complessa di quanto sembri. Non è un film sul tradimento — o almeno, non solo. È un film sulla distanza inevitabile che esiste tra ciò che siamo e ciò che mostriamo. Il cellulare è solo l’acceleratore: mette a nudo una distanza che era già lì, sepolta sotto anni di cene, compleanni e vacanze condivise.

C’è un momento, verso la fine, in cui il film fa una scelta narrativa che inizialmente può sorprendere. Rivedendolo, quella scelta si rivela perfetta: non è una via di fuga, ma un atto di onestà verso i propri personaggi e verso lo spettatore.

La vera forza del film è che non giudica nessuno. Ogni segreto ha la sua logica, ogni bugia ha la sua ragione. Uscendo dalla sala — o spegnendo lo schermo — non si pensa “che persone terribili”. Si pensa: e io? Quante versioni di me esistono nei cellulari delle persone che amo?


Il record mondiale e la storia del film

Perfetti Sconosciuti detiene un record straordinario: è il film più rimake nella storia del cinema. Dall’uscita nel 2016, è stato rifatto in oltre trenta paesi — Francia, Spagna, Grecia, Messico, India, Cina, Corea del Sud, Germania e molti altri. Il Guinness World Records lo ha certificato nel 2021. Un risultato che dice qualcosa non solo sulla qualità del film, ma su quanto la sua premessa sia universale: i segreti nei telefoni non hanno nazionalità.

Il film nasce dall’esperienza personale di Genovese: a una cena con amici qualcuno propose davvero il gioco dei cellulari, e quella sera gli rimase in testa abbastanza a lungo da diventare uno script. La produzione fu rapida — girato quasi interamente in un unico appartamento, con un budget relativamente contenuto per gli standard del cinema italiano. Il risultato fu un successo clamoroso: oltre 17 milioni di euro di incasso solo in Italia, rendendolo uno dei film italiani più visti degli anni Dieci.


Valutazione finale

Perfetti Sconosciuti è una delle commedie italiane più intelligenti degli ultimi vent’anni. Funziona come intrattenimento — è divertente, è costruito bene, tiene lo spettatore incollato — ma lascia anche qualcosa, un’ombra, una domanda che continua a girare dopo la fine.

Non capita spesso che una commedia italiana riesca a fare entrambe le cose: intrattenere davvero e al tempo stesso dire qualcosa di vero sulla condizione umana. Genovese non sceglie mai la strada facile — non risolve quello che non si può risolvere, non consola quello che non va consolato. E il cast lo segue fino in fondo.

Se non l’avete ancora visto, guardatelo con qualcuno. E poi mettete i telefoni sul tavolo. Schermo verso l’alto.

Fonte Voto
IMDb 7.7 / 10
Rotten Tomatoes (critici) 88%
Rotten Tomatoes (pubblico) 92%
Metacritic 71 / 100
Il mio voto ⭐ 8.5 / 10

Alberto

Dove vederlo: Prime Video

Commenti

Rispondi

Scopri di più da Alberto Zoppi

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere