Il Condominio

di J.G. Ballard


Ci sono libri che ti entrano dentro in silenzio, senza chiederti il permesso. Il Condominio di J.G. Ballard è uno di questi. Non è un romanzo che si legge per rilassarsi, non è una storia che ti lascia confortato. È uno specchio brutale puntato sulla società moderna, sulle nostre dipendenze, sulle nostre gerarchie non dette, sul filo sottilissimo che separa la civiltà dalla barbarie. E lo fa attraverso un grattacielo londinese di quaranta piani, mille appartamenti, e duemila residenti che lentamente — inesorabilmente — impazziscono.

L’essenza del romanzo:

Pubblicato nel 1975, Il Condominio (titolo originale: High-Rise) racconta la storia di un moderno grattacielo residenziale progettato per essere un paradiso tecnologico: piscine, supermercato, scuola materna, banca interna. Tutto quello che serve per vivere senza mai uscire. Una struttura sociale verticale in miniatura, dove i piani bassi ospitano le classi meno abbienti e, salendo, si ascende anche di rango. Tre figure centrali incarnano i tre livelli: Robert Laing, medico del piano undicesimo che cercava anonimato; Richard Wilder, regista dei piani bassi in cerca di scalata; Anthony Royal, l’architetto che ha costruito l’edificio e che vive in cima come un dio che osserva la sua creazione dissolversi.

Poi arriva il blackout. E con esso, la fine di ogni convenzione. I condomini smettono di essere professionisti, genitori, vicini educati. Diventano clan, predatori, belve. La violenza si insinua nei corridoi come qualcosa di naturale, quasi di necessario. Ballard non racconta un collasso come una catastrofe improvvisa: lo racconta come un ritorno. Come se la barbarie fosse sempre stata lì, sotto la superficie lucida del benessere, ad aspettare solo il momento giusto per riemergere.

La scrittura di Ballard:

Ballard scrive come un entomologo che osserva gli insetti. Freddo, preciso, clinico. Non c’è mai giudizio morale esplicito, non c’è un narratore che inorridisce. C’è solo descrizione, quasi scientifica, di comportamenti che diventano via via più estremi. Questo distacco stilistico è la scelta più coraggiosa del libro: proprio perché Ballard non urla allo scandalo, il lettore non può delegare la reazione emotiva all’autore. Deve farsela da solo. E quella sensazione — di leggere qualcosa di agghiacciante descritto come se fosse normale — è esattamente l’effetto che Ballard cerca.

Lo stile è asciutto, le frasi costruite con precisione chirurgica. Non trovi abbellimenti, non trovi sentimentalismo. Trovi la realtà spogliata fino all’osso. Ed è una realtà che fa molto più paura di qualsiasi racconto dell’orrore tradizionale, perché non parla di mostri: parla di noi.

Riflessioni personali:

Leggere Il Condominio è stato come guardare un documentario che non avrei voluto finisse, pur essendo disturbante. C’è qualcosa di ipnotico nella progressione della storia: ogni capitolo spinge un po’ più in là il limite, ogni scena normalizza un po’ di più ciò che nel capitolo precedente sembrava impossibile. Alla fine, mi sono ritrovato a chiedermi: fino a dove sarei arrivato io, in quelle circostanze? Fino a dove arriveremmo tutti?

Quello che mi ha colpito di più non è la violenza in sé, ma il fatto che nessuno scappa. I residenti potrebbero andarsene. Potrebbero chiamare aiuto. Invece restano, si adattano, si integrano nel nuovo ordine. Come se il grattacielo fosse diventato la realtà, e il mondo esterno l’astrazione. È una metafora che parla di comfort, di dipendenza, di come le strutture che costruiamo per proteggerci finiscano per intrappolarci.

L’attualità del messaggio:

Scritto nel 1975, Il Condominio parla del 2025 con una precisione che fa quasi paura. Le classi sociali chiuse in bolle separate, ognuna convinta di meritare il piano su cui abita. La tecnologia che promette comfort ma genera isolamento. La disumanizzazione rapida quando le convenzioni saltano. Le gerarchie che si riformano immediatamente, anche nel caos, perché siamo incapaci di vivere senza di esse.

Ballard aveva capito qualcosa sull’uomo moderno che molti teorici sociali avrebbero impiegato decenni a formalizzare: che la civiltà non è uno stato permanente, ma una scelta quotidiana. E che basta togliere la luce per ricordarci quanto siamo ancora vicini all’oscurità.

Conclusione:

Il Condominio non è un libro per tutti, e lo dico senza giudizio. È crudo, è disturbante, è deliberatamente privo di eroi rassicuranti. Ma è anche uno dei romanzi più onesti che abbia mai letto sulla natura umana. Se cercate una storia che vi faccia sentire bene, questo non è il libro che fa per voi. Se cercate un libro che vi faccia pensare — davvero pensare, a disagio, anche dopo l’ultima pagina — allora Il Condominio è esattamente quello che vi serve. Un classico distopico che non urla: sussurra. E il sussurro fa molto più paura.

Alberto

Commenti

One response to “Il Condominio”

  1. Avatar wwayne

    Anche quest’altro libro di fantascienza ti entra dentro: https://wwayne.wordpress.com/2021/05/01/scopriro-la-verita/. L’hai letto?

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