
di Hayao Miyazaki | 2023 | Animazione / Fantasy | 124 min
Prima impressione
Il ragazzo e l’airone è uscito in Giappone nel luglio del 2023 senza un trailer. Zero immagini dal film, zero interviste, zero clip. Solo un poster disegnato a mano con un ragazzo e un uccello. Hayao Miyazaki aveva deciso che il film non aveva bisogno di essere spiegato prima di essere visto, e Studio Ghibli lo aveva assecondato.
L’ho visto in sala con pochissimo contesto. Non sapevo cosa aspettarmi — non nel senso generico in cui si dice quella frase, ma nel senso letterale: non avevo visto una singola immagine. Ci si fida di un nome, e basta. Non è una situazione frequente al cinema.
Un film senza istruzioni per l’uso
La storia segue Mahito, un ragazzo che si trasferisce in campagna dopo che sua madre è morta in un incendio durante la Seconda guerra mondiale. Trova una torre abbandonata, un airone grigio che sembra sapere troppo, e un portale verso un mondo impossibile dove le leggi della realtà non valgono.
Fin qui si capisce tutto. Poi il film entra nella torre e smette di preoccuparsi di essere comprensibile. Le sequenze si susseguono con la logica dei sogni: personaggi che cambiano forma, temporalità che si sovrappongono, motivazioni volutamente opache. Miyazaki non costruisce un plot da seguire — costruisce un’esperienza da attraversare.
Questo può disorientare. Ci sono spettatori che escono dalla sala convinti di aver visto qualcosa di incompiuto. E forse hanno ragione. Ma c’è un’altra lettura: il film funziona esattamente come funziona il lutto. Non ha senso. Non segue regole. Ti trovi in posti che non capisci senza sapere come ci sei arrivato.
Il lutto come labirinto
Il centro emotivo del film è il rapporto di Mahito con la morte della madre. Non come percorso di guarigione — con la morte stessa, con l’assenza, con l’impossibilità di capire dove finisce una persona quando scompare.
Le warawara — piccole creature bianche che galleggiano verso il cielo per diventare bambini — sono forse la cosa più bella e più strana che Miyazaki abbia mai disegnato: vita che nasce da qualcosa che non si vede, che ha una direzione ma non una spiegazione. Il film non risolve il lutto di Mahito. Lo attraversa con lui. Arriva dall’altra parte non perché qualcosa sia stato capito, ma perché il tempo è passato e qualcosa — indefinibile — si è spostato.
Miyazaki che si guarda indietro
Il titolo originale giapponese — Kimitachi wa Dō Ikiru ka — significa “Come vivrete?”. È il titolo di un romanzo del 1937 che la madre di Mahito gli ha lasciato. Ma è anche una domanda che Miyazaki, a 83 anni, rivolge al suo pubblico e ai suoi successori.
Il film è pieno di rimandi alla propria opera — la torre, il mondo impossibile, le creature che volano, i bambini costretti a fare scelte troppo grandi. Ma non è nostalgia. È più vicino a un inventario: una riflessione su cosa rimane di una vita passata a costruire mondi. Il personaggio dell’anziano che ha creato il mondo dentro la torre e non riesce più a mantenerlo in equilibrio ha una lettura poco velata — Miyazaki stesso, alle prese con la propria eredità e con la domanda su chi potrà portarla avanti.
Curiosità
Zero trailer, un solo poster. Studio Ghibli non rilasciò nessun materiale promozionale oltre a un singolo poster disegnato a mano prima dell’uscita giapponese. Fu il primo film di questa portata a essere distribuito senza marketing tradizionale nell’era moderna. Incassò 8,75 miliardi di yen in Giappone nelle prime settimane.
L’Oscar inaspettato. Vinse il Premio Oscar per il Miglior Film d’Animazione nel 2024, battendo Spider-Man: Across the Spider-Verse. Miyazaki non era presente alla cerimonia.
Prodotto senza sceneggiatura scritta. Come spesso accade con Miyazaki, il film fu sviluppato attraverso lo storyboard direttamente. Alcuni animatori riferirono di non sapere come si sarebbe concluso mentre lo stavano animando.
Il quarto ritiro. Miyazaki aveva annunciato il ritiro definitivo dopo La principessa Mononoke (1997), dopo La città incantata (2002), dopo Si alza il vento (2013). Ogni volta è tornato. Ha dichiarato che continuerà a lavorare finché il suo corpo lo permetterà.
Valutazione finale
Il ragazzo e l’airone è un film che non incontra il pubblico a metà strada. Non spiega, non guida, non rassicura. Chiede di abbandonarsi a qualcosa che non si capisce completamente — e per la maggior parte del tempo ne vale la pena. Le immagini sono tra le più belle che lo Studio Ghibli abbia mai prodotto. L’emozione è reale anche quando la narrativa è opaca.
Non è il miglior film di Miyazaki. È forse il più onesto.
| Fonte | Voto |
|---|---|
| IMDb | 7.6 / 10 |
| Rotten Tomatoes (critici) | 97% |
| Rotten Tomatoes (pubblico) | 73% |
| Metacritic | 95 / 100 |
| Il mio voto | ⭐ 8.5 / 10 |
Alberto
Dove vederlo: Netflix
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