
Pistoia, maggio 2026
di Kevin Williamson & Julie Plec | 2009–2017 | Soprannaturale / Drama | 8 stagioni, 171 episodi
Ci sono serie che ti convincono di sapere già tutto prima di guardare il primo episodio. The Vampire Diaries è una di queste. Vampiri adolescenti, triangolo amoroso, cittadina americana: sembra il territorio di Twilight trasportato in TV. E invece no. La serie di Kevin Williamson e Julie Plec, andata in onda sul CW dal 2009 al 2017, è qualcosa di più difficile da liquidare: una macchina narrativa ben oliata, con personaggi che crescono davvero, una mitologia costruita con cura e una capacità rara di cambiare pelle stagione dopo stagione senza perdere il filo.
La sorpresa non sta nel singolo episodio. Sta nell’accumulo. Guardandola ti accorgi che ti ha convinto senza che te ne accorgessi.
Mystic Falls: un palcoscenico perfetto
Mystic Falls, Virginia. Una città piccola con troppe fondazioni storiche, troppe feste della comunità e troppi segreti sepolti. Il setting funziona perché la serie lo usa come personaggio a sé: la storia coloniale americana si intreccia con la mitologia vampirica, ogni famiglia ha il suo scheletro nell’armadio — spesso letterale. C’è qualcosa di intelligente nel costruire un universo soprannaturale dentro una comunità così densa di tradizioni e rituali civici.
La cittadina non è mai solo lo sfondo. È il punto di pressione su cui si reggono i conflitti: i Fondatori che controllano la storia ufficiale, i segreti tramandati di generazione in generazione, il consiglio cittadino che sa cose che non dovrebbe sapere. È un’idea americana — il doppio fondo della vita di provincia — portata all’estremo con intelligenza.
Elena, Stefan, Damon: il triangolo che regge tutto
Il triangolo amoroso è il meccanismo centrale della serie, e la sua forza sta in quanto è onesto sui ruoli. Stefan Salvatore (Paul Wesley) è il buono: controllato, morale, costruito sulla redenzione. Damon Salvatore (Ian Somerhalder) è il contrario: caotico, egoista, costruito sulla sopravvivenza. Elena Gilbert (Nina Dobrev) non è un trofeo tra i due — è il punto di equilibrio da cui si misurano entrambi.
La serie è abbastanza intelligente da non rendere il triangolo eterno. Lo risolve, ci costruisce intorno, poi lo smonta quando ha finito quello che doveva dire. Il problema arriva quando Nina Dobrev lascia dopo la sesta stagione: il motore narrativo si inceppa e la serie non trova più un centro di gravità convincente.
Damon Salvatore: il villain che ruba la scena
Ian Somerhalder è la ragione per cui molti finiscono per guardare la serie fino in fondo anche quando dovrebbero smettere. Damon Salvatore inizia come antagonista puro — manipolatore, letale, privo di scrupoli — e diventa progressivamente qualcosa di più complicato. Non un villain redento nel senso classico, ma un personaggio che impara a tenere a qualcosa senza smettere di essere quello che è.
Il merito non è solo di Somerhalder, anche se la sua ironia è difficile da non seguire. È nella scrittura: Damon non viene ammorbidito, viene approfondito. La sua storia con Elena funziona proprio perché non è costruita sulla sua redenzione morale ma sulla sua disponibilità a cambiare senza perdersi. È il personaggio meglio costruito della serie.
Gli Originali: quando la mitologia supera la serie
Il picco narrativo di The Vampire Diaries ha un nome preciso: la famiglia degli Originali. Klaus (Joseph Morgan), Elijah (Daniel Gillies) e Rebekah (Claire Holt) entrano dalla seconda stagione in poi e cambiano la scala del racconto. Sono i vampiri originari, i più antichi, quelli da cui discende ogni linea. E soprattutto sono personaggi con una profondità inaspettata.
Klaus in particolare è uno dei villain meglio scritti degli anni 2010 in televisione. È crudele, è instabile, ma ha una logica interna coerente che lo rende comprensibile senza renderlo simpatico. È talmente riuscito da generare uno spin-off — The Originals — che molti considerano superiore alla serie madre nelle stagioni centrali. Il segnale più chiaro che la mitologia costruita intorno a questi personaggi aveva più da dire di quanto la serie principale riuscisse a contenere.
Le stagioni, una per una
- Prima stagione: costruzione lenta, introduce Mystic Falls e i personaggi principali. Funziona meglio in retrospettiva.
- Seconda stagione: entra Klaus, si apre la saga degli Originali. La serie trova la sua voce.
- Terza stagione: il picco. Klaus come antagonista principale, la scrittura è al massimo.
- Quarta stagione: la trasformazione di Elena cambia la dinamica. Ancora solida, con un finale che chiude un capitolo.
- Quinta stagione: la serie inizia a girare su sé stessa. Nuove minacce meno convincenti, la formula si sente.
- Sesta stagione: uno sforzo creativo genuino — Kai Parker è un villain memorabile — ma si conclude con l’uscita di Nina Dobrev.
- Settima e ottava stagione: la serie cerca di sopravvivere senza il suo centro. Ci riesce a metà, con momenti validi ma senza più la stessa urgenza narrativa.
Curiosità
- La serie è tratta dai romanzi di L.J. Smith pubblicati dal 1991, ma la versione televisiva se ne discosta presto e costruisce un universo proprio
- Ian Somerhalder e Nina Dobrev hanno avuto una relazione nella vita reale durante le prime stagioni
- Paul Wesley ha diretto diversi episodi mentre recitava ancora nel ruolo di Stefan
- Joseph Morgan era stato considerato anche per il ruolo di Stefan Salvatore prima di ottenere quello di Klaus
- La serie ha generato due spin-off: The Originals (2013–2018) e Legacies (2018–2022)
- Mystic Falls è stata girata principalmente a Covington, Georgia
- Julie Plec ha assunto il controllo principale della serie dopo che Kevin Williamson lasciò durante la seconda stagione
- Kai Parker (Chris Wood), introdotto nella sesta stagione, è considerato dalla fanbase il villain più riuscito dopo Klaus
Perché vale 8.2
The Vampire Diaries non è Breaking Bad. Non ambisce a essere un capolavoro della televisione e non cerca di convincerti di esserlo. Quello che fa — e lo fa meglio di quanto ci si aspetterebbe — è costruire un universo coerente, popolarlo di personaggi che crescono in modo credibile e mantenerti agganciato per otto stagioni attraverso una mitologia che si espande senza crollare su sé stessa, almeno fino alla sesta stagione.
L’8.2 è onesto: riflette il picco genuino delle prime quattro stagioni, il calo progressivo delle ultime, e la capacità complessiva della serie di sorprendere chi si aspettava molto meno. È una serie che merita più rispetto di quanto la sua reputazione di soap soprannaturale teenage suggerisca. E questo, in fondo, è il miglior elogio che si possa fare.
| IMDb | 7.7 / 10 |
| Rotten Tomatoes critici | 76% |
| Rotten Tomatoes pubblico | 82% |
| Metacritic | 65 / 100 |
| Il mio voto | ⭐ 8.2 / 10 |
Scheda — Creatore: Kevin Williamson, Julie Plec | Rete: The CW | Anni: 2009–2017 | Stagioni: 8 | Episodi: 171 | Durata: ~42 min | Cast: Nina Dobrev, Paul Wesley, Ian Somerhalder, Candice King, Kat Graham, Joseph Morgan, Daniel Gillies, Claire Holt | Disponibile su: Netflix
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Alberto
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