Hunger Games — La saga completa

Gary Ross / Francis Lawrence   |   2012–2015   |   Distopico / Azione   |   4 film


Prima impressione

Ci sono saghe che crescono con te. The Hunger Games è una di quelle. Il primo film sembra un survival thriller. Il quarto è un film di guerra. Nel mezzo, hai guardato una ragazza di sedici anni capire che non esiste un modo giusto di fare cose sbagliate.

Quattro film, quattro anni, la stessa domanda che si fa più difficile a ogni capitolo: a che punto smetti di essere qualcuno che combatte il sistema e inizi a essere il sistema?


La saga: quattro atti

Hunger Games (2012) — il film che introduce Panem e il Capitol. Katniss Everdeen si offre volontaria per salvare la sorella e si ritrova in un’arena televisiva dove la sopravvivenza dipende tanto dalla forza quanto dalla capacità di piacere al pubblico. Gary Ross dirige con mano nervosa, la macchina da presa tremante come il personaggio. Jennifer Lawrence ha ventuno anni ed è già la ragione per cui il franchise funzionerà per i prossimi quattro anni.

Catching Fire (2013) — il migliore della saga, per quasi unanime consenso. Francis Lawrence subentra alla regia e porta una coerenza visiva che il primo film non aveva. La Quarter Quell — i Giochi dei vincitori — rimette Katniss nell’arena con tutto quello che ha imparato nel frattempo e trasforma il gioco in qualcosa di esplicitamente politico. La scena del saluto nel Distretto 11, dopo la morte di Rue, è il momento in cui il franchise smette di essere un blockbuster per ragazzi.

Mockingjay — Parte 1 (2014) — il film più difficile della saga e probabilmente il più interessante, in retrospettiva. Katniss non vuole essere il Mockingjay, il simbolo della rivoluzione. Viene usata dalla resistenza esattamente come veniva usata dal Capitol — con la differenza che adesso sa come funziona il meccanismo. La divisione in due parti pesa sulla struttura narrativa: è un film in cui pochissimo accade fisicamente, e moltissimo internamente.

Mockingjay — Parte 2 (2015) — il finale. La guerra vera, non la versione televisiva. Il Capitol che trasforma le strade in un’arena. E poi il momento finale, il più coraggioso di tutto il franchise: Katniss, dopo aver vinto, sceglie di uccidere non il tiranno sconfitto ma la rivoluzionaria che vuole prenderne il posto. Snow ha già perso. Coin è il pericolo adesso. È un finale antieroico, anti-rivoluzionario, profondamente adulto — in un franchise nato come young adult.


I temi

Suzanne Collins ha detto in più interviste che la saga nasce dal disagio di guardare la televisione nel 2003 — cambiando canale tra i reality show e le notizie sull’invasione dell’Iraq. La connessione è ovvia: in entrambi i casi, un pubblico guarda degli esseri umani in situazioni estreme, e il confine tra intrattenimento e sofferenza reale è volutamente sfumato.

Il Panem dei romanzi è costruito su questa sovrapposizione. I tributi vengono vestiti, intervistati, costruiti come personaggi prima di mandarli a morire. Il Capitol applaude. I distretti piangono. E il sistema si regge su questa distinzione: quelli che guardano e quelli che vengono guardati.

Katniss non si batte per la libertà in astratto. Si batte per Prim, per Peeta, per le persone specifiche che ama. Quando la rivoluzione le chiede di sacrificarsi per il Grande Obiettivo, lei non capisce perché il Grande Obiettivo dovrebbe valere più di una persona reale. È una posizione filosoficamente scomoda. Ed è la cosa migliore della saga.


Regia

Il passaggio da Gary Ross a Francis Lawrence dopo il primo film è visibile fin dalla prima scena di Catching Fire: la macchina da presa si stabilizza, i piani si allargano, la fotografia guadagna precisione. Ross aveva scelto l’estetica documentaristica come commento al personaggio; Lawrence usa lo stesso approccio ma con più controllo. Il risultato è una saga visivamente coerente anche se costruita da due registi con sensibilità diverse.

I Mockingjay sono i film più ambiziosi dal punto di vista registico: la guerra di propaganda nel primo, la battaglia urbana nel secondo. Lawrence gestisce le sequenze d’azione con più chiarezza di Ross, e le scene più intime — Katniss che cerca di dormire, Katniss che recita davanti alle telecamere — con una comprensione del personaggio che si è costruita nel tempo.


Il cast

Jennifer Lawrence porta Katniss attraverso quattro film e quattro anni reali senza mai far sembrare il personaggio uguale a sé stesso. L’adolescente determinata del primo film diventa la donna traumatizzata dei Mockingjay, che fatica a stare nella stessa stanza con i propri ricordi. È un arco raro nel cinema blockbuster — la crescita non è verso il trionfo ma verso una forma di resa che non è la stessa cosa della sconfitta.

Donald Sutherland come presidente Snow è la minaccia più efficace della saga proprio perché non sembra mai una minaccia: sorride, coltiva rose, parla piano. Julianne Moore come Alma Coin — leader della ribellione — entra nel terzo film e porta con sé già i segnali di quello che sarà il vero finale: non è così diversa da Snow. Philip Seymour Hoffman, Plutarch Heavensbee, è presente nei primi tre film e muore durante la lavorazione del quarto — il suo personaggio viene completato con le scene già girate e una lettera letta da un altro attore. È uno dei momenti più toccanti della produzione, anche se nessuno dello spettatore lo sa mentre guarda.


Accoglienza e impatto

La saga ha incassato complessivamente oltre 2,3 miliardi di dollari worldwide. Catching Fire è il film più visto con 865 milioni globali. I Mockingjay hanno incassato meno — la divisione artificiale in due parti ha deluso parte del pubblico — ma la saga nel complesso ha definito il decennio nella cultura pop.

Il saluto dei tre dita è diventato un gesto di protesta reale in manifestazioni in Tailandia, Birmania e Hong Kong. Non capita spesso che un simbolo pop attraversi quella frontiera senza perdere senso nel tragitto.


Curiosità

Collins ha co-scritto la sceneggiatura del primo film. È insolito per un adattamento di questa scala — e spiega perché certi dettagli del romanzo sono preservati con fedeltà chirurgica invece di essere sacrificati ai tempi commerciali del blockbuster.

Philip Seymour Hoffman muore durante le riprese di Mockingjay Parte 2. Il personaggio di Plutarch Heavensbee viene completato con scene già girate e riscrivendo alcune sequenze. Una lettera che il personaggio avrebbe dovuto leggere ad alta voce viene invece letta da Katniss, che la riceve scritta. È un adattamento di circostanza che funziona meglio dell’originale.

Gary Ross rifiuta di dirigere Catching Fire. In disaccordo con Lionsgate sulle tempistiche — lo studio voleva uscire già nel novembre 2013, undici mesi dopo il primo film — Ross lascia il franchise. Francis Lawrence, scelto come sostituto, dirige i restanti tre film.

Il finale di Mockingjay Parte 2 è il più fedele ai libri. Katniss che uccide Coin invece di Snow è esattamente come nel romanzo — un finale che molti produttori avrebbero ammorbidito. Non lo hanno fatto.


Valutazione finale

The Hunger Games non è una saga perfetta. Catching Fire è straordinario, Mockingjay Parte 1 è deliberatamente frustrante, e la divisione in due parti del finale è una cicatrice che non si chiude del tutto. Ma il fatto che un franchise da due miliardi di dollari abbia avuto il coraggio di finire con un colpo antieroico — Katniss che spara alla rivoluzionaria invece che al tiranno — dice qualcosa sul livello di serietà con cui Suzanne Collins ha scritto questa storia.

Non stai guardando una ragazza che salva il mondo. Stai guardando una ragazza che capisce, molto lentamente e a un prezzo molto alto, che il mondo non può essere salvato da un’eroina. Può solo essere cambiato da persone che si rifiutano di diventare ciò che combattono.

Film Il mio voto
Hunger Games (2012) 7.5 / 10
Catching Fire (2013) 8.0 / 10
Mockingjay — Parte 1 (2014) 7.0 / 10
Mockingjay — Parte 2 (2015) 7.5 / 10
Saga nel complesso ⭐ 7.5 / 10

Alberto

Dove vederlo: Prime Video

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