Sanctum — Recensione

di Alister Grierson   |   2011   |   Avventura / Thriller   |   108 min


Ho dodici anni. Sono al cinema con gli occhiali da 3D — quelli grandi di plastica scura che davano all’ingresso — e sullo schermo ci sono sommozzatori che scendono in un abisso sotto la giungla del Pacifico. Non ho idea di chi sia Alister Grierson. So invece chi è James Cameron: il nome è in locandina, grande quasi quanto il titolo. Prodotto da James Cameron. Dopo Avatar, quel nome valeva un biglietto da solo.


Il nome in locandina

Cameron ha prodotto il film, non lo ha diretto. Grierson è il regista, un australiano con poca esperienza cinematografica a cui è stato affidato un budget di 30 milioni di dollari e una storia tratta dall’esperienza reale di Andrew Wight — uno dei produttori, rimasto intrappolato in un sistema di grotte sommerse in Australia nel 1988. La sceneggiatura è di Wight e John Garvin: è il punto più debole del film.

Il trailer prometteva la profondità visiva di Avatar, il respiro epico di una storia di sopravvivenza. Quello che si ottiene è qualcosa di più onesto ma anche più modesto: un film di genere, ben girato sott’acqua, con personaggi costruiti per essere eliminati nell’ordine sbagliato.


L’unico personaggio è la grotta

Il sistema di grotte di Esa-ala, in Papua Nuova Guinea, è uno dei più vasti e inesplorati del mondo. Il film usa queste location — o la loro ricostruzione in un enorme studio acquatico nel Queensland — meglio di qualsiasi altra cosa. Il colore dell’acqua, l’oscurità che mangia i bordi di ogni inquadratura, le stalattiti che emergono dal buio quando una torcia subacquea le illumina: sono queste le immagini che rimangono.

La claustrofobia è fisica, non costruita dalla regia. Grierson ha il merito di non interferire con essa. Quando i personaggi nuotano in tunnel così stretti da dover tenere l’attrezzatura davanti a sé per passare, il film funziona. Non perché la storia sia avvincente, ma perché quello spazio è fisicamente vero.


Il padre, il figlio, e il dialogo che non regge

La storia è quella di Frank McGuire (Richard Roxburgh), speleologo, e di suo figlio Josh (Rhys Wakefield), intrappolati insieme dopo che una tempesta tropicale allaga le uscite della grotta. C’è anche Carl Hurley (Ioan Gruffudd), il finanziatore americano, e la sua ragazza Victoria.

La dinamica padre-figlio è il cuore narrativo del film e anche il suo problema più grande. Frank è duro, Josh lo resente, devono imparare a rispettarsi nel posto più buio possibile. È un conflitto lecito, ma ogni battuta è prevedibile, ogni momento di catarsi è telegrafato con anticipo. Roxburgh fa quello che può con un personaggio leggibile dalla prima scena. Gli altri sono silhouette.


Quegli occhiali di plastica scura

Nel 2011 il 3D era ancora una promessa, non una delusione. Avatar aveva convinto il mondo che la tecnologia potesse trasformare il cinema, e ogni studio ne voleva una fetta. Sanctum è esplicitamente pensato per quella tecnologia: le profondità dell’acqua, i tunnel che si allungano verso il buio, la luce che si rifrange attraverso le bolle.

Funzionava. Da ragazzino di dodici anni, con le pareti della grotta che sembravano avvicinarsi, il film aveva qualcosa di ipnotico. Non perché la storia fosse avvincente, ma perché quello spazio era fisicamente convincente. È una memoria di spettacolo più che di cinema. Ma è onesta.


Valutazione finale

Sanctum fa alcune cose bene e molte cose mediocri. Le grotte sono vere, la paura dell’acqua è vera, la fotografia subacquea è tra le migliori che si possano vedere in un film mainstream. La sceneggiatura non lo è. I personaggi sopravvivono o muoiono seguendo le regole del genere, non la logica dei loro caratteri.

James Cameron probabilmente lo sapeva. Il suo nome in locandina ha venduto i biglietti; quello che c’era dentro era qualcosa di più modesto. A dodici anni con gli occhiali 3D, era sufficiente. Adesso si vede anche la struttura.

Fonte Voto
IMDb 6.2 / 10
Rotten Tomatoes (critici) 34%
Rotten Tomatoes (pubblico) 48%
Metacritic 38 / 100
Il mio voto ⭐ 7.0 / 10

Alberto

Dove vederlo: Prime Video

Commenti

3 risposte a “Sanctum — Recensione”

  1. Avatar The Butcher

    Concordo bene sul fatto che uno dei motivi che spinse molti ad andare al cinema era il nome di Cameron che in quel periodo, dopo l’uscita di Avatar, era sulla bocca di tutti e aveva una grande importanza. Il film è… abbastanza dimenticabile a mio avviso e secondo me il rapporto padre-figlio è un problema immenso. Di solito ho paura quando vedo un film con questa tematica proprio perché molte volte si dimostrano pessimi nel gestire questo rapporto, rendendolo prevedibile e senza vita. Il che è un vero peccato perché questo tipo di rapporto in realtà potrebbe sempre dire tante cose.

    1. Avatar Alberto Zoppi
      Alberto Zoppi

      Abbastanza dimenticabile e’ la valutazione piu’ onesta. Il punto sul rapporto padre-figlio lo condivido: la grotta avrebbe potuto amplificare qualcosa di reale tra i due, invece ti da’ la versione gia’ scritta. L’ambiente era straordinario. I personaggi no.

      1. Avatar The Butcher

        Sì, le ambientazioni erano una meraviglia per gli occhi, su quello il film convince. Ma solo su quello a mio avviso.

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