
di M. Night Shyamalan | 2021 | Horror / Thriller / Mistero | 108 min
Prima impressione
C’è un’idea che non ti lascia in pace dopo Old: guardare una vita intera scorrere nel giro di qualche ora. Il tempo come forza visibile — non metafora, non narrazione, ma qualcosa che agisce sui corpi in modo diretto e brutale. Shyamalan non è il primo a fare del tempo il tema di un film. Ma è forse il primo a renderlo così fisico.
Il problema è che quest’idea — potente, originale, ricca di possibilità — merita un film all’altezza. E Old lo è, per metà. L’altra metà è il Shyamalan meno a fuoco: quello che vuole spiegare troppo e conclude in modo troppo ordinato.
Trama e temi
Un gruppo di famiglie in vacanza ai Caraibi viene condotto in una spiaggia segreta e appartata. Bellissima, irraggiungibile dall’esterno. Nel giro di poche ore capiscono che qualcosa non va: i bambini crescono a vista d’occhio, le ferite si rimarginano in secondi, i capelli e le unghie crescono visibilmente. Ogni mezz’ora equivale a un anno di vita. Non riescono ad uscire.
Il film non è un horror nel senso classico: non c’è un mostro, non c’è violenza gratuita. La minaccia è invisibile e inevitabile. Ed è questo che lo rende qualcosa di più interessante — un film sulla paura dell’invecchiamento, sulla perdita del controllo sul proprio corpo, sulla violenza silenziosa del tempo che avanza senza chiederti il permesso.
Shyamalan prende la metafora più comune della vita — che passa troppo in fretta — e la rende letterale. È una mossa rischiosa. Funziona meglio quando il film si ferma su un’immagine e la lascia respirare. Funziona meno quando cerca di spiegare.
Regia
La macchina da presa in Old è quasi ossessiva. Shyamalan gira con riprese circolari continue intorno ai personaggi, campi lunghi sulla spiaggia che la fanno sembrare una trappola visiva, un uso sistematico del fuori campo per ritardare le rivelazioni più perturbanti. Non è cinema invisibile — è un regista che si fa sentire.
Il bene: ci sono sequenze in cui la regia da sola costruisce un senso di disagio che la scrittura non avrebbe mai raggiunto. La spiaggia diventa claustrofobica pur essendo aperta. Il male: alcune scelte sembrano più formali che funzionali. Certi movimenti di macchina non hanno una motivazione narrativa chiara, e danno l’impressione di un artigiano che vuole impressionare piuttosto che raccontare.
Aspetti tecnici
La fotografia di Mike Gioulakis è la cosa più riuscita del film. Quella spiaggia è allo stesso tempo bellissima e mortale: il colore caldo, la luce intensa, il bianco accecante della sabbia contribuiscono a costruire un luogo che sembra un paradiso e si comporta come una prigione.
La colonna sonora di Trevor Gurecki è discreta, funzionale — non cerca di sopperire ai vuoti del film, ma non li riempie nemmeno.
Il cast
Gael García Bernal e Vicky Krieps portano sulle spalle un film che chiede loro di invecchiare credibilmente — un’impresa difficile con il trucco e con attori diversi che si alternano nei ruoli. García Bernal gestisce bene il panico crescente; Krieps è forse la più convincente della coppia, con una scena verso la metà in cui il suo personaggio capisce cosa sta succedendo al suo corpo con una precisione emotiva che il resto del cast non raggiunge mai.
Rufus Sewell ha il personaggio più complesso: un chirurgo che inizia a perdere la lucidità con l’invecchiamento. Il modo in cui gestisce la progressiva disfunzione — spietato, a tratti grottesco, ma credibile — è uno dei momenti più efficaci del film.
La produzione
Shyamalan adatta il graphic novel franco-belga Sandcastle di Pierre Oscar Lévy e Frederik Peeters, pubblicato nel 2010. Ha scritto la sceneggiatura lui stesso, co-finanziato il film con fondi propri — come spesso fa — e ha girato a Repubblica Dominicana con un budget di circa 18 milioni di dollari.
Una scelta significativa: il processo di invecchiamento non usa effetti visivi CGI. Le trasformazioni fisiche dei personaggi sono gestite con trucco prostetico e con attori diversi per le diverse fasi della vita. Una scelta che obbliga a una certa implausibilità visiva — ma che Shyamalan ha difeso come la più onesta rispetto all’idea del film.
Accoglienza
Al box office ha incassato circa 50 milioni di dollari nel mondo, su un budget di 18. Un risultato positivo. La critica è stata divisa: 49% su Rotten Tomatoes, 53 su Metacritic. Il pubblico leggermente meglio: 57%. IMDb: 5.8/10 — un voto che riflette in gran parte la delusione di chi si aspettava qualcosa di diverso.
È esattamente il tipo di film di Shyamalan che spacca: chi lo ama lo trova coraggioso e originale, chi non lo ama lo trova pretenzioso e mal eseguito. La verità è che è entrambe le cose, in proporzioni variabili a seconda della scena.
Curiosità
Il cameo di Shyamalan. Come quasi sempre, appare nel film. Interpreta l’autista del van che porta i turisti alla spiaggia — il personaggio che, di fatto, li consegna alla trappola.
Girato in ordine cronologico. Una scelta rara, adottata per aiutare gli attori a vivere il passaggio del tempo in modo progressivo anziché ricostruirlo in montaggio.
Zero CGI per l’invecchiamento. Le trasformazioni fisiche sono gestite con trucco prostetico e con attori diversi per le diverse fasi della vita. Shyamalan ha rifiutato esplicitamente gli effetti digitali per questo aspetto del film.
Il finale è diverso dal graphic novel. Nella fonte originale la spiaggia rimane un mistero senza spiegazione. Shyamalan aggiunge il twist finale — la sperimentazione farmaceutica segreta — chiudendo qualcosa che nel libro restava deliberatamente aperto.
Valutazione finale
Old non è il film che avrebbe potuto essere. L’idea di partenza vale un capolavoro, e Shyamalan non la porta fino in fondo — si perde nella spiegazione, nella risoluzione troppo ordinata, in certi dialoghi che sembrano estratti da una sceneggiatura di seconda stesura.
Ma quella spiaggia resta. L’immagine di un luogo bellissimo e impossibile da attraversare — dove il tempo non è un concetto ma una forza bruta che agisce su di te senza chiederti il permesso — è una delle cose più originali viste in un thriller degli ultimi anni. Non importa se Shyamalan poi la risolve in modo troppo ordinato. L’immagine è già là, e non se ne va.
| Fonte | Voto |
|---|---|
| IMDb | 5.8 / 10 |
| Rotten Tomatoes (critici) | 49% |
| Rotten Tomatoes (pubblico) | 57% |
| Metacritic | 53 / 100 |
| Il mio voto | ⭐ 7.0 / 10 |
Alberto
Dove vederlo: Prime Video
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